«Nessuna
unione monetaria è sopravvissuta senza una unione politica e
fiscale». Ad affermarlo sono gli economisti americani Nouriel
Roubini e Arnab Das, i quali prevedono un futuro turbolento per
l'euro se i legami fra gli stati europei non si faranno più stretti.
Ma a quale precedente storico si rifanno i due?
La
vicenda è poco nota, ma già a partire dall'Ottocento furono tentati
dei primi esperimenti di libera circolazione monetaria su scala
sovranazionale, destinati a mettere in luce gli elementi di forza e
quelli di debolezza di un sistema di questo tipo.
Il
primo passo fu compiuto nel 1857, quando lo Zollverein, il mercato
comune degli stati tedeschi, siglò un accordo di collaborazione
monetaria con l'Austria. Il patto ebbe breve durata e ben scarsi
risultati, finendo travolto dalle rivalità fra austriaci e prussiani
sfociate in guerra nel 1866.
Napoleone III, imperatore dei Francesi |
L'idea
però era piaciuta a Napoleone III, che nel 1865 tenne a battesimo
l'Unione monetaria latina, un'area di scambio valutario ancorata al
franco nella quale confluirono la Francia, l'Italia, la Svizzera e il
Belgio. Negli anni seguenti vi presero parte anche la Grecia,
l'Austria, la Romania, la Bulgaria, la Serbia e varie nazioni
coloniali come Eritrea, Congo, Tunisia e Porto Rico, per un totale di
ben trentadue aderenti. Per i contemporanei si trattò di un
passo fondamentale verso la creazione di una moneta universale, un
precedente che, auspicabilmente, avrebbe ispirato la nascita di nuove
federazioni simili.
Il
progetto suscitò l'ostilità dell'Inghilterra, che temeva un
rafforzamento delle economie del continente a discapito della City. L'economista britannico Walter Bagehot, mentre elaborava
un piano di alleanza con gli Stati Uniti in funzione di contrattacco,
sostenne che l'unione monetaria finisse con l'indebolire le valute
che vi circolavano, innescando fenomeni inflazionistici.
Malgrado le
difficoltà, l'unione voluta da Napoleone III ebbe lunga vita e fu
sciolta solo nel 1927, dopo essere sopravvissuta anche alla prima
guerra mondiale. Ciò fu possibile perché di fatto essa non
influenzava le politiche fiscali e monetarie dei singoli stati
membri, che in ambito economico continuavano ad esprimere la loro
piena sovranità. L'Unione latina non era che una scatola vuota,
un'affermazione di principio che non imponeva vincoli o parametri da
rispettare. Fu questa debolezza a favorirne la longevità.
Centesimi di euro |
L'euro,
invece, si fonda su legami economici molto stretti fra i paesi
membri, ma, come sottolineano Roubini e Das, le sue difficoltà
nascono proprio dalla insufficiente coesione politica fra i vari
stati. L'assenza di un forte organismo statuale centrale, capace di
dettare una politica fiscale unica, è da molte parti indicato come
il vero punto debole dell'eurozona. La prospettiva di rinunciare a
qualche pezzo della propria sovranità è ancora avversata con forza
dai governi nazionali, anche quelli più europeisti.
Che sia questo
il nodo fondamentale da sciogliere per il futuro dell'euro e
dell'intero progetto di unificazione europea è testimoniato anche
dalle parole dell'economista belga Albert Janssen, che già nel 1911
scriveva: «Senza dubbio c'è qualcosa che seduce gli spiriti e che
colpisce l'immaginazione nella fraterna unione dei popoli sul terreno
monetario... Nelle condizioni attuali il regime monetario deve essere
nazionale e deve essere regolato dalla legge di uno Stato
indipendente. L'unione politica deve precedere la comunità
monetaria».
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Photo credits: "Centesimi di euro" Julien Jorge
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